Domenica sera, 24 luglio 2016, con l’accoglienza dei partecipanti alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli – Assisi, si apre la 53ª Sessione di formazione ecumenica del SAE dal titolo: Quello che abbiamo veduto e udito noi l'annunciamo (1 Gv. 1,3). Tradizione, riforma e profezia nelle Chiese.

È la seconda volta che il momento centrale della vita dell’associazione si svolge ad Assisi, una città ricca di bellezze, simboli e memorie.

A questo proposito diceva l’anno scorso Paolo Ricca nella sua relazione conclusiva:

 "Assisi è la patria della fraternità e della sororità, e questa è stata una delle rivoluzioni di Francesco, forse la maggiore. Egli ha preso talmente sul serio l’unica paternità di Dio che non solo ha ricusato la paternità biologica di Pietro Bernardone, ma anche e soprattutto la paternità spirituale all’interno della sua Comunità. […] Secondo il modello monastico tradizionale e collaudato da molti secoli, nella comunità c’è l’abate, che è padre e ci sono i monaci che sono figli. Francesco crea una comunità molto diversa, nella quale non ci sono un padre e dei figli, ma ci sono solo fratelli.

Francesco sostituisce una comunità di tipo paterno con una comunità di tipo fraterno: crea così un nuovo modello di Chiesa. Oggi tutto questo è andato perduto perché i «frati» sono diventati quasi tutti «padri» cioè sacerdoti, mentre Francesco è rimasto laico e avrebbe voluto che la sua comunità restasse laica. Ma le cose sono andate diversamente da come egli aveva sperato. Ma la categoria della fraternità era così centrale nel suo universo spirituale che essa non è solo l’elemento fondante della comunità cristiana – siamo tutti fratelli e sorelle perché siamo figli e figlie dell’unico Padre - ma è la chiave di lettura dell’intero mondo creato: tutto e tutti sono fratelli e sorelle, animali e cose perché sono tutte creature di Dio.

Questo di Francesco è un potentissimo messaggio ecumenico: perché l’ecumenismo è la scoperta dell’altro cristiano come fratello e dell’altra Chiesa come Chiesa sorella. Questa non è una tappa: ma è il traguardo dell’ecumenismo: raggiungere la fraternità e viverla significa raggiungere l’unità. L’unità dei cristiani non è altro che questo: la loro fraternità realizzata, riconosciuta e vissuta.".

 

Quest’anno sono previsti alcuni itinerari che a partire da Chiara e Francesco porteranno a meditare su percorsi di rinnovamento personale e delle Chiese necessari per “camminare” (come diceva il titolo dello scorso anno) più spediti verso l’unità.

Alcuni di questi momenti saranno in forma di piccolo pellegrinaggio, che possiamo fare   mettendoci in sintonia col più ampio “Pellegrinaggio di giustizia e di pace” che il Consiglio ecumenico delle Chiese ha intrapreso dopo la 10ª Assemblea, 2013, Busan – Repubblica di Corea e il cui cammino negli ultimi due anni è stato recentemente illustrato dall’incontro del comitato centrale del CEC.

 Allargando così il nostro sguardo alle necessità e alle sofferenze del mondo intero, non solo per un passeggero moto di compassione, ma in uno sforzo di azione il più concreta e allargata possibile, accogliamo l’invito della presidente del SAE, Marianita Montresor: “a vivere queste giornate nella gioia, o meglio nell'esultanza nello Spirito Santo: c'è un'esperienza di gioia che Gesù fa e che anche noi possiamo fare, testimoniata da Luca 10, 21: «In quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli»” (Introduzione alla 51ª Sessione).

E Marianita riportava, per illustrare meglio il suo pensiero, questo commento ai versetti del Cardinal Martini:

 "Questa esultanza di Gesù nasce dall'interno, è costituita dalla presenza dello Spirito in noi. È una gioia sorgiva che non attinge la sua motivazione da un fatto contingente, anche se poi può rivolgersi a molti di questi fatti leggendoli nella luce di Dio. È innanzi tutto la gioia di essere ciò che siamo, perché lo Spirito che è in noi ci manifesta l’amore del Padre, perché la carità di Dio viene diffusa nei nostri cuori. La gioia nello Spirito Santo […] non è reattiva. È creativa: nasce da ciò che sono per dono di Dio. È comunicativa: nascendo dall’interno, la posso comunicare ad altri e farla diventare la loro fonte di esultanza. È originale: sa porre nella mia vita e in quella di coloro che mi circondano una qualità nuova, non indotta dalle circostanze, non turbata dalle variazioni di umore, non soggetta ai deperimenti della fatica o della noia perché è una sorgente che lo Spirito ha radicato interiormente.

 Il mistero del Regno [di Dio] si svela a chi sente di avere bisogno di altri, e non a chi crede nella propria autosufficienza. Chi sente di aver bisogno di altri è pronto ad accogliere il dono; chi crede all'autosufficienza si nasconde dietro a ciò che crede di sapere e non riceve il mistero. […] Il mistero del Dio di Gesù Cristo è un mistero di comunicazione, è un mistero di partecipazione di sé all’uomo, è un mistero di amore che suppone la capacità di saper ricevere. Il Figlio di Dio è colui che per primo sa ricevere: «Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio». Gesù stesso ha ricevuto ogni cosa dal Padre: e il mistero dell’uomo consiste nell’essere disponibile, piccolo e cosciente del suo bisogno, così da saper ricevere il dono di Dio. […]. È bello aprirsi agli altri, perché per primo Dio si è aperto a noi comunicandosi in Cristo“.[...] Gesù prega esultando e lodando; […]. Anche noi siamo invitati a fare spazio alla gioia creativa e all’esultanza" (Carlo Maria Martini, Qualcosa di così personale. Meditazioni sulla preghiera, Mondadori, Milano 2009, 39-43).

 26 luglio 2016 

 Preghiera, lettura della Parola (2Re 22, 1-20), canti,diretti da Emanuele Aprile, hanno aperto i lavori della Sessione del SAE 2016, intitolata: "Quello che abbiamo veduto e udito noi l'annunciamo". Tradizione, riforma e profezia nelle chiese.

Sono risuonate con particolare entusiasmo le parole del Salmo 133 cantate in ebraico: Com’è bello come dà gioia che i fratelli stiano insieme .

  La presidente Marianita Montresor  non è presente per motivi di salute.                
 Viene letta la sua lettera inviata ai soci e alle socie del SAE alla vigilia della Sessione.

 

 

Al tema “Di generazione in generazione” hanno dato voce lo storico e saggista Bruno Segre, l’editore Daniel Vogelmann e l’organizzatrice di eventi culturali Micol Anticoli, moderati da Piero Stefani.

In una seconda tavola rotonda: “Di generazione in generazione: esperienze cristiane", sempre moderata da Piero Stefan,i sono intervenuti portando la propria testimonianzaq: Claudio Paravati, direttore di Confronti, Dragoslav Trifunovic, ortodosso serbo, segretario Consiglio delle Chiese cristiane di Milano e Daniele Fortuna, teologo cattolico, 

 

 

Da tre anni si sino introdote nella Sessione le meditazioni a gruppi , coordinate da Elza terrario.

Quest'anno a partire dal versetto  dell'Apocalisse (19,10), che termina con le parole: "la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia", intendensdo il genitivo che accompGN il termine testimonianza come un genitivo oggettivo, vale a dire non la tesgimoninana che Gesù ha dato , ma quella che suoi seguaci hanno dato di Lui al prossimo. sono state presentati diversi testimoni del nistro tempo, le cui fotografie, corredate da loro pensieri sono state affisse ai locali in cui si pregava, quasi ad accompagnare coralmente la preghiera e la riflessione dei corsisti.

 


 

 Il tema della Sessione, Tradizione, Riforma e Profezia nelle Chiese, nel pomeriggio di lunedì 25 luglio è stato declinato “tra attaccamento alle radici e apertura al futuro”, con gli interventi della pastora battista Anna Maffei e dello psicoanalista Francesco Stoppa, coordinati dal teologo Carlo Molari.

 Martedì 26 luglio lo stesso tema è stato trattato dai elatori: Traian Valdman,  decano del decanato ortodosso romeno di Milano e Lombardia Sud,  Lilia Sebastiani, teologa e  Heiner Bludau, decano CELI, e, di nuovo, Carlo Molari come moderatore

Dichiarazione della 53esima  Sessione del SAE

Assisi - 27 luglio 2016

I partecipanti e le partecipanti alla 53esima sessione di formazione ecumenica del Segretariato Attività Ecumeniche (SAE), alla luce dell’ennesimo atto di violenza omicida avvenuto nella chiesa di Saint-Etienne-du Rouvray, in Francia, l’ultimo nel giro di pochi giorni in tanti Paesi sparsi nel mondo

RIBADISCONO con forza la convinzione che il dialogo tra i popoli e le religioni è la via maestra per costruire una società di pace;

RICORDANO che l’uso della religione per atti violenti e omicidi è una bestemmia del nome di Dio;

FANNO PROPRIE le parole del vescovo di Rouen, mons. Dominique Le Brun, secondo il quale per la Chiesa non esistono altre armi all’infuori della preghiera e della fraternità tra gli esseri umani, e che ha chiesto “ai giovani di non arrendersi alla violenza e divenire apostoli della civiltà dell’amore”.

 

 La preghiera del mattino di mercoledì 27 luglio si è svolta con un cammino, un piccolo "pellegrinaggio" , che ha aiutato a pensare che siamo pellegrini nella  e con la storia verso il Regno di Dio.

 RIVOTORTO FACCIATA E ABSIDE

i

 

 

l Santuario di Rivotorto, o chiesa di Santa Maria di Rivotorto, si raggiunge a piedi, oltrepassato il Monastero di San Damiano, scendendo verso valle o da Santa Maria degli Angeli lungo la strada che porta al borgo di Rivotorto.

Il Santuario custodisce al suo interno il Sacro Tugurio, il modestissimo riparo scelto intorno al 1208 da San Francesco come luogo di dimora per sé e per i suoi primi compagni e che viene definito da molti come “la culla della Fraternità francescana”. Infatti Francesco detta qui la Prima Regola, approvata da Innocenzo III nel 1209 e definita in seguito “Protoregola”, e chiama Frati Minori i suoi discepoli, iniziando con loro la pratica della mortificazione interiore ed esteriore in santa povertà, dedicando la vita alla preghiera, al raccoglimento e al lavoro manuale.

 Per saperne di più:

Dimora a Rivotorto e osservanza della povertà

  

 

 

Parole, immagini e suoni sono il tratto dominante dell’itinerario artistico spirituale" Le stimmate, la rosa e la croce: da Francesco a Lutero", ideato da Piero Stefani.  Non quindi la classica relazione, ma una lettura dialogata con un taglio multimediale. Visto il tema della sessione (Tradizione, riforma e profezia nelle chiese), il luogo in cui si svolge (Assisi) e l’approssimarsi dei Cinquecento anni della Riforma protestante, ecco apparire  Lutero e Francesco,  e lo stemma dell'uno e le stimmate dell'altro. Lutero e Francesco dialogano idealmente con due interlocutori contemporanei, che fanno da mediatori per rendere presente la distanza temporale che ci separa dai due e per far cogliere lo spessore della loro riflessione. Dalla croce di Cristo alle stimmate di Francesco e allo stemma di Lutero, un percorso di evocazioni e di spunti di riflessione.

Leggi il testo con le immagini

Giovedì 27 luglio i partrecipanti alla Sessione si sono recati alla basilica di santa Chiara dove hanno sostato in preghiera cantata e silenziosa, prima di riprendere il cammino verso la basilica di San Francesco.

    BASILICA DI SANTA CHIARA 

 

 ABSIDE CAPPELLA DEL CROCEFISSO

E' stato un momento di intensa spiritualità, grazie soprattutto ai canti: Luce del mondo e Laudato sii Signore mio, che hanno risuonato a più voci nell'alta volta della basilica

Per saperne di più:

Da santa Chiara a san Francesco

 

La quarta giornata di studi della 53^ Sessione di formazione ecumenica del Segretariato Attività Ecumeniche – SAE, presso la Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli presso Assisi, giovedì 28 luglio ha avuto il suo fulcro in una tavola rotonda su Assisi a 30 anni dall’incontro interreligioso: la profezia di un comune pregare. Relatori il politologo Paolo Naso, la teologa musulmana Sharzad Houshmand Zadeh e il saggista Brunetto Salvarani.

Alla sessione del SAE, la lode, il ringraziamento, la supplica, la richiesta di perdono si elevano con preghiere preparate ad hoc , ma anche si celebra una Messa cattolica, il culto di Santa Cena evngelico e i Vespri ortodossi.

 Quest'anno abbiamo recitato anche le Lodi di rito romano cattolico, nella versione monastica della comunità di Bose presente ad Assisi.

 

La preghiera vespertina della prima e delll'ultima giornata è una "liturgia" ecumenica, preparata appositamente per la Sessione.

 

 

La relazione finale della Sessione è stata dettata da Enzo Bianchi, priore di Bose, e  Paolo Ricca teologo valdese.

 

   

    

  

                  

  

 

 

 

Ho sempre pensato alla Sessione come a un momento di ricarica dello spirito, della mente, del cuore, da cui trarre un viatico per tornare nella mia quotidianità e contaminarla con le tracce della bellezza di questa esperienza.